20 Gennaio 2017 Expert

7 CASE STUDIES DI REBRANDING DA CUI TRARRE SPUNTO

Per chi fosse nuovo a tale strategia di marketing, il rebranding è il rinnovo dell’identità visiva (visual identity) del brand, attraverso il packaging, i colori, le forme dei prodotti, il logo, etc..

Le aziende ricorrono a tale rimodernamento al fine di comunicare al pubblico la nuova immagine ed identità, i (nuovi) valori del brand e di conseguenza cambierà o meno il modo in cui esse verranno percepite dall’audience di riferimento.

Da questa premessa, e soprattutto dall’importante motivazione che spinge ad adottare tale processo di cambiamento, si capisce come non sia un’operazione semplice. Tutt’altro.

A volte, tuttavia, svecchiare il look visivo di un’azienda è necessario; vediamo, perciò, come si sono comportati noti brand, case studies ben riusciti ed esempi negativi e qualche accorgimento per non commettere errori in questa delicata trasformazione.

QUANDO IL REBRANDING E’ NECESSARIO (MA NON INDOLORE)

rebranding

Come abbiamo anticipato, la visual identity di un brand rappresenta la sua immagine, i suoi valori, i suoi prodotti o servizi; ma non solo, l’aspetto grafico lega le persone ad un’emozione, un’esperienza, una sensazione che permette ad stesse di identificarsi con quel brand.

Nel corso degli anni l’immagine del brand può cambiare per adattarsi all’evoluzione della comunicazione, dei costumi, delle mode e di conseguenza può rendersi necessario modificare il suo aspetto visivo. Quando ciò risulta necessario, per il team grafico e di comunicazione incaricato può risultare una bella sfida: da una parte il compito di racchiudere la brand identity in elementi grafici efficaci e funzionali è stimolante, ma dall’altra parte bisogna fare i conti con i gusti dei consumatori.

Il rischio di creare un qualcosa di non gradito al pubblico, obsoleto, che provochi smarrimento o non rispecchi i valori della marca, è molto alto.

Prima di passare ai consigli per creare un logo efficace, vediamo quando questo si definisce tale.

IL LOGO EFFICACE: AUTOESPLICATIVO ED EMOZIONALE

Un logo non deve avere bisogno di motivazione, perché se lo devi spiegare significa che non funziona. Un esempio? Guardate il logo di LastPass, l’estensione di Google Chrome che funge da cassaforte per tutte le password che si registrano in modo da consentire un accesso più rapido alle diverse piattaforme:

Logo Lastpass

Gli elementi grafici utilizzati ricordano gli stessi box di inserimento password, pertanto la sua funzione non necessita di chiarimenti.

Il logo, inoltre, per essere efficace, deve venire spinto dalla brand awareness, ovvero dev’essere penetrato per lungo tempo ed in modo diffuso nel mercato, così da essere immediatamente riconosciuto e riconducibile al brand. Come per esempio i loghi di Nike ed Adidas, che nonostante siano astratti, basta uno sguardo per associarli al marchio ed al settore.

Logo nike e Adidas

Un altro elemento importante che deve avere un logo è il valore emozionale o morale; per esempio il logo di Gmail assomiglia al grembiule da Maestro Venerabile, ma la similitudine non ci tocca perchè siamo coinvolti emotivamente dal primo che usiamo praticamente tutti i giorni e siamo più abituati a vederlo rispetto ai simboli massonici. Il logo di Gmail entra a far parte della nostra quotidianità e viene apprezzato, ancor prima di essere giudicato e per questo è un logo efficace.

Logo gmail

3 CONSIGLI PER CREARE UN LOGO PERFETTO

1. STUDIA CON PARTICOLARE CURA I VALORI CHE VUOI TRASMETTERE

Per evitare equivoci o errori, chiarisci da subito quali sono i tratti distintivi del brand, i  valori che vuoi trasmettere o qual è il problema o bisogni che la tua marca si propone di risolvere o colmare. Questo studio dev’essere effettuato con particolare cura ed attenzione, perché è il punto di partenza per la realizzazione del logo.

2. NON SOTTOVALUTARE L’ASPETTO ESTETICO

Non si deve trascurare l’aspetto estetico del brand solo perché non ha magari immediate prospettive di crescita a livello internazionale. Escludete, quindi, di rivolgervi per la realizzazione del logo al grafico improvvisato ma che è cugino dell’amico dello zio di terzo grado e quindi economico, ma chiedete ad esperti e professionisti del settore.

3. SCEGLI IL GRAFICO GIUSTO

Chiaramente la scelta del grafico sarà condizionata dall’entità del budget: tuttavia il nostro consiglio è di affidarsi ad un professionista che non si imponga perché innamorato delle sue idee, ma che ascolti, consigli e suggerisca. Se lo studio del punto precedente è stato effettuato a regola d’arte e il designer è effettivamente esperto è difficile sbagliare clamorosamente. L’importante è non affidarsi a presunti grafici a basso costo che spacciano loghi plagiati.

Vediamo ora alcuni casi di rebranding, di successo e non, di note marche in diversi settori merceologici.

3 CASE STUDIES DI REBRANDING BEN RIUSCITI

1. NISSAN

Rebranding Nissan

L’azienda automobilistica giapponese negli anni non solo ha rimodernato il logo, ma ha anche cambiato nome; prima infatti si chiamava Datsun, acronimo delle iniziali dei fondatori e la parola sun, ovvero “sol levante”.  Il suo nome attuale, che deriva dall’abbreviazione della holding di cui faceva parte Nihon Sangyo, è più semplice da ricordare e snello, come anche il logo modificato solo leggermente, che richiama in maniera inequivocabile la bandiera del Giappone.

2. FEDEX

rebranding fedex

Federal Express, nota azienda che fornisce servizi di spedizione espressa, ha deciso di abbreviare il proprio nome, per assecondare gli utenti che la chiamavano FedEx. Di conseguenza la società di trasporti nel 1994 ha cambiato anche logo, che ancora oggi viene ritenuto un esempio brillante di rebranding per via dell’utilizzo intelligente dello spazio negativo fra la “E” e la “X” che forma una freccia e richiama l’attività della società.

3. AIRBNB

rebranding airbnb

AirBnB ha subito diverse trasformazioni nel corso degli anni, sia nel nome che nel logo, fino ad arrivare a quello attuale “bombato” realizzato nel 2014. L’abbreviazione e semplificazione del nome e il cambio look del logo, reso più tondeggiante per simboleggiare il confort e il relax, sono stati molto apprezzati dagli utenti.

Airbnb ha accompagnato questo rebranding da un video esplicativo che riportiamo qui sotto:

3 CASE STUDIES DEI PEGGIORI REBRANDING DEL 2016

1. UBER

rebranding uber

Il rebranding di Uber di quest’anno è stato parecchio commentato: slegato dal passato e dai trend attuali e futuri è anche di difficile interpretazione. Soprattutto gli utenti non hanno perdonato ad Uber la decisione di crearsi da soli il nuovo logo anziché affidarsi a professionisti.

2. PANDORA

rebranding pandora

Il rebranding, se così si può definire, di Pandora non si può classificare come ben riuscito perché non ha aggiunto nessun valore a quello già esistente. Esattamente come prima non racconta nulla del brand ed è piuttosto anonimo.

3. THE METROPOLITAN MUSEUM OF ART

Rebranding the met

Il museo d’arte di Manhattan rinnova il suo logo del 1971 semplicemente con il suo nomignolo “The Met” scritto in caratteri cubitali. Il parere critico delle persone si sofferma soprattutto sulla decisione di dare un’enfasi così importante all’articolo “The” che occupa metà logo.

REBRANDING DI INSTAGRAM: IL PIU’ CHIACCHIERATO DEL 2016

Senz’ombra di dubbio il premio per il rebranding più chiacchierato del 2016 lo vince Instagram. Il social network di casa Facebook ha annunciato sul suo blog a maggio dello scorso anno il rinnovo del proprio look: la macchinetta fotografica che ha rappresentato il social network per 6 anni è stata stilizzata e colorata.

Tuttavia, chi non ha digerito questo cambiamento ha sospettato che la scelta dei colori non fosse avvenuta dopo un attento studio, anzi… 

Nuovo logo Instagram

Altri invece sono rimasti perplessi per via della similitudine del nuovo logo con un altro elettrodomestico.

rebranding instagram

C’è stato anche chi, tuttavia, si è schierato a favore del nuovo logo, sostenendo che soddisfi appieno i requisiti di un’icona: certamente la varietà di colori fa risaltare il social network in mezzo alla miriade di app presenti sugli store e comunque è stato mantenuto il legame con il passato, nonostante il design minimal ed attuale.

NUOVO LOGO DI JUVENTUS: PERCHE’ NON SI PUO’ CHIAMARE REBRANDING?

Recentemente si è sentito molto chiacchierare circa il cambio del logo della Juventus che non vuole presentarsi come un rebranding perchè l’obiettivo è comunicare il percorso di crescita commerciale e sportiva che sta intraprendendo la squadra: non si tratterebbe quindi di un cambio di logo necessario perché il precedente aveva smesso di piacere.

Silvio Vigato, Head of Brand, Licensing and Retail e Co-Chief Revenue Officer di Juventus ha rilasciato un’intervista alla rivista Wired in cui spiega che:

«Il cambio del logo è un po’ come il cambio d’abito: lo si fa per adattarsi a una nuova realtà, per veicolare un nuovo messaggio. Un messaggio che parla non tanto di cambiamento quanto di comprensione del mondo circostante, a cui necessariamente consegue la necessità di evolversi, di ampliare il brand in diversi mercati e in diversi Paesi. Tutti elementi che derivano dal piano strategico elaborato da Juventus per i prossimi cinque anni, e dalla volontà di renderlo sostenibile».

Quindi, con l’obiettivo di ricercare un modo di raccontarsi diverso, comprensibile in tutto il mondo e che arrivasse a tutti i tifosi, la Juventus ha indetto una gara tra diverse agenzie, anche estere, per raccogliere il maggior numero di spunti possibili.

L’azienda di brand consultancy che si è aggiudicata il bando è Interbrand con la proposta sotto riportata.

Logo juventus

Il concept per ideare questo logo è stato spiegato da Manfredi Ricca, Chief Strategy Officer EMEA & LatAm di Interbrand «Non serviva un semplice ritocco, un’operazione di cosmesi. Serviva arrivare al cuore dell’essenza Juventus, facendo raccontare al brand l’espansione verso cui la società è proiettata. Tutto ciò mantenendo l’equilibrio tra il rispetto per i tifosi e la visione che la società ha per il futuro»

Per il momento questo logo non è ancora stato adottato ufficialmente dalla vecchia signora (non figura ancora sui prodotti del club), però ha già fatto discutere parecchio e scatenato l’ironia del web, che si è sbizzarrito con simpatiche parodie.

Rebranding Juventus

Se volete saperne di più sulla brand identity e sulla visual identity vi invitiamo a leggere un nostro precedente articolo Net-expert EVOLUZIONE O RIVOLUZIONE DELL’IMMAGINE AZIENDALE? COME COMUNICARE LA NUOVA BRAND IDENTITY

Contattateci per un preventivo gratuito se volete (o dovete) fare un rebranding!

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