22 febbraio 2018 Erica

CONOSCI I TUOI GIOVANI PUBBLICI ONLINE? GENERAZIONE X, Y E Z. CHI SONO, DOVE NAVIGANO E COSA VOGLIONO

“Chi sono i nostri clienti? Tutti!

“No, non mi serve capire chi sono. Li conosco bene i miei clienti, da tanti anni, anche quelli giovani”.

Quando in agenzia sentiamo pronunciare queste frasi (o fac-simili) da un cliente, il nostro cuore fa un tonfo secco.

Per un’azienda identificare i propri pubblici di riferimento (il termine “target” sta cadendo in disuso), genere, età, interessi, comportamenti ed abitudini è essenziale per stilare il profilo dei nostri clienti ideali a cui rivolgere le proprie strategie di marketing.

I giovani pubblici, inoltre, sono mutevoli e complessi quanto le moderne tecnologie e lo stesso ambiente digitale: per riuscire ad attirare la loro attenzione e scoprire dove trovarli nel web è necessario scendere sotto la superficie.

E tu, sei sicuro di conoscerli veramente?

Guarda i racconti delle generazioni a confronto e mettiti alla prova!

 

ASCOLTARE (E CAPIRE) I PROPRI PUBBLICI

 

Se non ho ben chiaro a chi sto parlando, allora è difficile risultare convincente.

Le aziende hanno bisogno davvero di conoscere i loro pubblici: più delineare le proprie personas (identikit dei clienti tipo ideali), conoscendo cosa vogliono, dove preferiscono stare, cosa prediligono, cosa temono e molto altro permette quindi creare empatia ed instaurare un dialogo altamente profilato e focalizzato sui loro reali interessi e necessità

Diverse aziende che non hanno mai investito (o troppo poco) su tale attività vengono a trovarsi quindi in seria difficoltà: conoscere anche il background socio-culturale di una generazione è essenziale per capire come proporsi, rispondere, sponsorizzarsi e vendere.

Negli anni le generazioni cambiano modificando le proprie esigenze, richieste e comportamenti: le aziende devono saper cogliere ed adeguarsi in tempo per non perdere presenti e future occasioni di business.

Indaghiamo ora quelle più giovani, denominate per comodità dai marketers “Generazione X”, “Generazione Y” e “Generazione Z”.

 

LA MAPPA DEI TUOI PUBBLICI: GIOVANI GENERAZIONI A CONFRONTO

 

  1. GENERAZIONE X: nati tra 1964 ed il 1980

Partiamo da forse quella più vicina alla tua (sei forse un baby boomers nato tra il 1946 ed il 1964?)

Se la risposta è no fidati, apri il video, non te ne pentirai.

 

Hai già iniziare a cantare, vero? Allora sei un appartenente  alla Generazione X.

Nati a cavallo tra gli anni ‘60 e gli ‘80, sono definiti anche come MTV Generation perchè cresciuti a musica new wave, elettronica, glam rock, heavy metal, punk, grunge e hip hop.

È la generazione che ha affrontato moltissimi cambiamenti come l’introduzione del PC, i primi divorzi dei genitori, la flessibilità lavorativa.  La loro vita è stata intervallata da profondi cambiamenti politici, economici, sociali e tecnologici vivendo nel limbo tra l’analogico e digitale, tra telefono fisso e mobile.

Nonostante i grandissimi mutamenti che hanno accompagnato la loro giovinezza, vengono definiti come clienti estremamente fedeli e brand ambassador (molto legati alle identità di marca). Gli utenti di questa generazione accorrono subito quando c’è odore di novità e sono propensi al pagamento con carte di credito.

E se proponi un prodotto in edizione limitata? Beh allora lottano per comprarlo, ma attenzione a non considerarli “spendaccioni”: sono molto riflessivi e prima di procedere all’acquisto si interrogano se è realmente valido e utile..

 

  1. GENERAZIONE Y: nati tra il 1980 ed il 1994 (Millennials)


Lasciamo che siano loro a raccontarsi: “nati tra il 1980 – 1994 siamo blogger, nativi digitali, social addicted. Chiamaci come vuoi, con o senza valigia in mano creiamo contenuti in rete.

I più vecchi sono cresciuti con l’attesa di ricevere il Nokia 3310 per la comunione e l’ipod per la cresima. Ma anche se siamo cresciuti, oggi giorno non usciamo di casa senza smartphone.

Facebook, Whatsapp e altri social sono la nostra agorà in cui condividiamo, postiamo, interagiamo e comunichiamo quello che stiamo facendo. In media passiamo fino a 4 ore al giorno  giocando, chattando, modificando immagini (sì, lo sapete, adoriamo i selfie), leggendo post o articoli solo attraverso app per mobile: telefonare è ormai diventato secondario.  

 

Shopping? Sì, aspetta… ora guardo cosa c’è su Amazon!

Prima di procedere all’acquisto, ci informiamo sui prodotti e confrontiamo i prezzi: non dobbiamo per forza perdere un pomeriggio nella vana speranza di trovare il prodotto che ci piace o l’occasione da cogliere al volo”.

 

“Andiamo anche negli store fisici e lì ci sentiamo dei veri e propri VIP. Non è infatti raro che qualche commerciante metta la nostra foto coi propri prodotti sui social. Siamo clienti normali, non siamo tutti influencer, ma la nostra cerchia di amici è così profilata che ad una nostra amica non scapperà di certo quel vestito così carino nel negozio di città“.

 

“Ci definiscono come impazienti, distratti, a volte un po’ isolati, ma sempre connessi con il telefono in mano. Non siamo passivi, anzi, ci piace leggere e documentarci online con articoli e video realizzati da persone come noi e della nostra età: adoriamo quando un brand ci rende protagonisti, ci coinvolge ed instaura una relazione a lungo termine con noi.”

Esempi di foto postate da commerciali locali

in cui emerge l’importanza attribuita ai loro clienti Millenials

che preferiscono l’esperienza ai prodotti

 

  1. GENERAZIONE Z: nati dopo il 1995

Se sei interessato a loro hai scelto un target molto esigente da conquistare: molto diretto nella comunicazione e con una soglia minima d’attenzione che non supera i sette secondi.

Sono nati dalla metà degli anni ‘90 ad oggi, nel 1996 -2010 (dal 2010 c’è l’ aplha generation a  cui dedicheremo un altro spazio più avanti) cresciuti con il telefono in tasca (lo utilizzano per il 75% in contemporanea con altri device), connessione sempre disponibile e smart wearable device ultra connessi ad ogni cosa (se te lo stai chiedendo sono le tecnologie indossabili come gli smartwatch).

 

Se vuoi vedere una di loro all’opera proprio

con uno dei format più graditi, creati e seguiti da loro (il video anche in stile musical.ly)

guarda il Canale Youtube della nota Elisa Maino 

 

Anche loro hanno molta voglia di narrarsi: “siamo seduti ancora ai banchi di scuola e alcuni di noi stanno preparando i primi esami universitari.

Utilizziamo la tecnologia per ogni cosa e i social media fanno parte del nostro processo di socializzazione e di acquisto. Vogliamo essere sul pezzo, ma leggere è noioso: preferiamo contenuti brevi, vlog, gif o qualsiasi altro contenuto animato. Preferiamo contenuti di qualità, ma soprattutto brevi e concisi.

Ci infastidiamo quando i siti o le app sono troppe lente a caricarsi e preferiamo piattaforme dinamiche in cui postare le nostre foto o commentare quelle dei nostri amici.”

 

“Vendi qualcosa? Lo capiamo da un miglio se ci vuoi proporci qualcosa. Per attirarci, le aziende devono dare più valore ai propri contenuti, mostrarci qualcosa in più oltre che al prodotto stesso.

In media infatti impieghiamo 8 secondi per capire se una pubblicità ci piace, ma se il tuo video è troppo lento, lo skippiamo!”.

 

“TV? Quanto sei old style: noi usiamo smart tv, Netflix e altre piattaforme streaming (pensa che  l’amato Don Matteo guardato da mia mamma lo posso trovare anche in rete doppiato in giapponese!).”

 

“Lo shopping? Ovviamente con gli amici al centro commerciale (alcuni di noi sono ancora minorenni e non abbiamo sempre carte di credito per pagare online), ma ci andiamo solo per farci un’idea. Si prova, si scatta la foto da condividere per ottenere consigli da altri amici e followers e solo poi, si compra. Ma non finisce qui: se ci piace tanto, adoriamo scrivere commenti, recensioni o fare un haul sul nostro canale Youtube.

In generale però adoriamo lo shopping online, ma non siamo fedeli a un singolo brand. Ci facciamo ispirare da influencer della nostra età, da tendenze internazionali e premiamo i brand che instaurano una diretta comunicazione con noi (Instagram infatti è il nostro social preferito, non a caso ci chiamano la generazione visual!).”

 

Adesso, dì la verità: conoscevi già tutte queste sfaccettature degli identikit delle generazioni di oggi?

 

STRUMENTI DI ASCOLTO GIA’ A TUA DISPOSIZIONE

 

Ora gli esperti di marketing e comunicazione utilizzano teorie, tecniche e strumenti avanzati anche mutuati da studi di antropologia, etnologia e sociologia: a questi si è alleata anche la netnografia che studia i comportamenti, le idee, i valori e le interazioni dei consumatori online, osservando le brand community in cui essi stessi sono utenti attivi.  

Questi tipi di approcci permettono il monitoraggio e la comprensione di contesti online e offline con la conseguente delineazione di vere e proprie carte di identità delle generazioni, fondamentali per creare dei modelli di comportamento presente e futuro.

Agenzie come la nostra, oltre alla lettura dei lettori, svolgono anche analisi di settore, dei trend e comparative dei competitors per completare il quadro complessivo di conoscenza di un’azienda, indispensabile per procedere e crescere.

Cosa può fare un’azienda?

Le aziende presenti sul web posseggono (forse inconsapevolmente) già diversi dati preziosi dei propri pubblici: con Google Analytics o con gli insights dei social (Facebook, Instagram, Youtube,..)  si riesce a definire e modellare le identità dei propri pubblici scoprendo informazioni utili come l’età, il genere, il comportamento, gli articoli più letti, i post più graditi, i giorni e gli orari preferiti per navigare ed acquistare e molto altro ancora.

Nel web si possono tracciare le tante azioni dei nostri target.

Come utilizzare tali dati?

Questa miniera di informazioni orienta la nostra strategia (sito web e/o social network, quali device?), la produzione e distribuzione di contenuti (su quale social, a che ora e in che giorno pubblicare, ma soprattutto quale contenuto), che investimenti mettere in campo per promuovere a pagamento (Google Adwords o Facebook ads?) ma influisce anche sull’offerta commerciale (quali prodotti/servizi produrre?).

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