16 Dicembre 2016 Expert

POST-VERITÀ COME PAROLA DELL’ANNO: BUFALE, FALSE NOTIZIE E DISINFORMAZIONE NEL WEB

“Il problema delle citazioni su Facebook è che spesso sono false” – Abraham Lincoln

In questo articolo affrontiamo la “post-truth” (in italiano post-verità): parola dell’anno secondo l’Oxford Dictionary, esplosa a seguito della Brexit, menzionata dall’ex premier Matteo Renzi nel suo discorso dimissionario dopo il recente referendum e fenomeno di enorme impatto sociale che ha fatto da sfondo alla campagna elettorale americana.

Post-verità o non-verità significa che l’opinione pubblica crede più a notizie ed informazioni, dettate da convinzioni personali, di cui non si è verificata la veridicità, che all’esposizione di fatti inconfutabili.

Oggi quindi parliamo di bufale, teorie del complotto, false tesi scientifiche e leggende metropolitane che viaggiano in Internet e nei social network, diffondendosi, purtroppo troppo spesso, più velocemente della verità e prendendone il posto.

Vogliamo richiamare l’attenzione su questo atteggiamento che sta diventando una vera e propria piaga al punto da introdurre il concetto di “information war” (guerra delle informazioni), spiegando perché è dannoso e come stanno contrattaccando Google e Facebook.

Prendiamo in prestito le parole di Marco Biffi, docente di linguistica italiana all’Università di Firenze e responsabile dei progetti digitali dell’Accademia della Crusca che ha recentemente approfondito tale termine in un articolo dedicato, per inquadrare la parola post-verità nell’era moderna.

È una parola che ha un forte peso culturale: descrive perfettamente un’epoca, la nostra, in cui conta l’apparenza e non la sostanza, in cui si dà molta importanza a quello che circola nella Rete. È la consacrazione dell’opinione da bar a opinione fondata, e tutto portato su scala mondiale”.

Ma come fa la post-verità a diffondersi così a macchia d’olio?

Vediamo perché il web è l’ambiente ideale per propagarsi e con quali dinamiche avviene.

PREGIUDIZI ED “ECHO CHAMBERS”: LOGICHE E FUNZIONAMENTO

Echo chambers

Il web e i social network stanno diventando sempre più un “minestrone dell’informazione”, dove ognuno può dire la sua e le opinioni di esperti e fonti autorevoli si mescolano, venendo spesso surclassate, a supposizioni e credenze di chi non ha competenza.

A questo carnevale di notizie si deve aggiungere la tendenza degli utenti nel cercare informazioni che si conformano alla loro visione del mondo e rifiutare ciò che è opposto, che contraddice ed esula dal loro sistema di pensiero già strutturato (tale comportamento viene chiamato confirmation bias, tradottopregiudizio di conferma”).

Non solo, una volta trovata in mezzo a questo guazzabuglio immenso di informazioni, in cui le fonti autorevoli ed affidabili vengono calpestate, la notizia che si confà al proprio sistema di pensiero la si finisce con il condividere e supportare creando le cosiddette echo chambers (tradotto in “camere dell’eco”) dove tale posizione si amplifica.

Coloro che creano le notizie false sfruttano queste dinamiche appena descritte, facendo leva anche sulle corde emotive delle persone, che le inducono immediatamente a reputare le informazioni vere senza nemmeno verificare la fonte.

A conferma di quanto detto finora il coordinatore del Laboratorio di Computational Social Science dell’Imt di Lucca, Walter Quattrociocchi con il suo team di esperti hanno condotto una ricerca che si concentra sull’effetto che i social network hanno sulla sequenza della narrazione.

Si sono resi conto che “le persone in Internet finiscono sempre per trovare quello che vogliono.”- continua il professore- “Mi spiego meglio: si ignora ciò che è avverso al proprio pensiero anche se questo è vero e ci si indirizza solo su quello che invece va a rafforzare la nostra teoria”.

CONSEGUENZE DELL’EPIDEMIA DI BUFALE SUL WEB

Disinformazione nel web

Sostanzialmente il danno principale di questa epidemia è la diffusione della disinformazione globale senza però ignorare che, condividendo una notizia falsa, si mina anche la propria reputazione e credibilità (soprattutto se si è un’azienda o un libero professionista).

Sempre il professore Quattrociocchi motiva la pericolosità del diffondersi della disinformazione spiegando che “La disinformazione è uno dei grandi problemi della società moderna. Siamo di fronte ad un vero e proprio vaso di Pandora, non si capisce più cosa è vero e cosa è falso. L’essere umano ha la tendenza a costruire false credenze e i social in questo hanno dato un contributo decisivo. Chi li crea oggi i contenuti? Sempre meno le Istituzioni, oggi tutti noi creiamo e siamo consumatori di contenuti. E così la verità dell’informazione tende a sparire e ad essere sostituita da credenze”.

Purtroppo quest’intossicazione delle informazioni online non risparmia nessuno, nemmeno i nativi digitali, ovvero i giovani nati negli anni ‘80 e cresciuti a pane ed internet.

LA DISINFORMAZIONE NON RISPARMIA I MILLENNIALS

post-truth

Contrariamente a quanto si possa pensare anche i giovani sono vittime delle bufale. Un rapporto pubblicato dall’università di Stanford, sfata il mito che la maggior familiarità con gli strumenti tecnologici e i canali internet corrisponda ad una maggior consapevolezza; l’autore stesso di tale rapporto nonchè fondatore dello Stanford History Education Group che ne ha curato la pubblicazione, Sam Wineburg sostiene che “Molte persone pensano che poichè i giovani sanno usare i social media sono egualmente bravi a giudicare quello che c’è scritto ma il nostro lavoro mostra che la realtà è opposta“.

Infatti la studio, condotto su un campione di quasi ottomila studenti delle superiori e dei primi anni di università che doveva testare la loro capacità di analizzare le news lette su siti, social network, post di blog privati e commenti dei lettori di forum, ha rivelato che la maggior parte dei ragazzi non sa distinguere una notizia vera da una falsa, individuare una fonte credibile e cercare con accuratezza sui motori di ricerca.

Vediamo, a questo punto in cui la situazione è drammatica, come hanno deciso di muoversi i big del web: Google e Facebook.

LA LOTTA DI FACEBOOK E GOOGLE CONTRO LA POST-VERITÀ

Facebook e Google provvedimenti post-verità

Dopo le presidenziali americane, in cui in molti hanno puntato il dito contro i social network ritenuti i responsabili della vittoria di Donald Trump, Mark Zuckerberg fondatore di Facebook è sceso in campo per annunciare una serie di provvedimenti che intende attuare per arginare la piaga delle notizie false. A questa lotta si unisce anche il motore di ricerca più utilizzato al mondo, Google.

Vediamo, quindi, i due giganti tecnologici che misure hanno adottato ed intendo adottare.

1. I PROVVEDIMENTI DI FACEBOOK

facebook provvedimenti post-verita

I social network, ed in particolare Facebook, secondo il Digital News Report 2016 pubblicato dal Reuters Institute for the Study of Journalism dell’università di Oxford, sono le maggiori fonti da cui le persone attingono per informarsi (come mostrato anche nel video sotto riportato, sempre realizzato dall’istituto inglese).

Era, dunque, inevitabile per Mark Zuckerberg rivedere le politiche e le funzioni del suo social network per una tutela maggiore della veridicità delle notizie che girano su Facebook soprattutto dopo il duro attacco subito durante e successivamente le elezioni americane.

Fra i vari provvedimenti presi e che prenderà Menlo Park (elencati in un post del fondatore stesso ricordiamo il più consistente, ovvero l’aggiornamento delle politiche pubblicitarie che impedirà di mostrare annunci pubblicitari in applicazioni o siti che contengono contenuti illegali, fuorvianti o ingannevoli, come le informazioni false.

Questo è il primo passo che impedirà ai truffatori e divulgatori di fake news di guadagnare con questa sporca pratica.

Facebook, inoltre, mette a disposizione l’opzione “segnala”, con cui gli utenti infastiditi da un contenuto che sia una bufala o un’immagine volgare, possono  inviare una segnalazione allo staff del social network per contribuire in prima persona a proteggere le altre persone dalle truffe.

Segnalare post Facebook

2. I PROVVEDIMENTI DI GOOGLE

Google provvedimenti post-verità

ESTROMISSIONE DAL SERVIZIO PUBBLICITARIO DI ADSENSE

Anche Big G si sta impegnando sul fronte delle politiche pubblicitarie, limitando la pubblicazione di annunci su pagine che travisano, dichiarano o espongono fatti in maniera non esatta, o nascondono informazioni sull’editore, sul contenuto e sullo scopo del sito ed escludendo i siti internet “ciarlatani” dall’utilizzo di AdSense, servizio pubblicitario di Alphabet Inc.

Adsense utilizza un sistema automatizzato e a revisione manuale, ovvero seguito da un team dedicato preposto al controllo dei siti che richiedono di far parte del servizio, anche dopo l’inserimento in rete. Il programma si avvale anche dell’aiuto degli utenti, i quali mandano le segnalazioni per esempio disattivando un annuncio e spiegandone il motivo.

Adsense è già  in grado di bloccare prima ancora che vengano mostrati siti pornografici, con contenuti violenti, di phishing e la maggior parte di annunci ritenuti inappropriati, come contraffazioni, prodotti farmaceutici e per perdere peso.

FACT CHECK PER CONTROLLARE I RISULTATI DI RICERCA

Google Fact-check

L’obiettivo di Google è quello di  fornire i risultati più pertinenti e utili per gli utenti, quindi il motore di ricerca, dopo la comparsa di notizie false fra i  top results delle pagine di ricerca, fa sapere che lavorano continuamente per migliorare i loro algoritmi.

In quest’ottica Richard Gingras, direttore delle news e dei social per Google, rende noto che il motore di ricerca ha introdotto, per il momento solo negli Stati Uniti e nel Regno Unito il servizio “fact-check con cui segnala in Google News (sito di notizie che raccoglie titoli da più di 50.000 fonti a livello mondiale), l’autenticità degli articoli apponendo un “bollino di garanzia” accanto alle notizie.

L’introduzione di questo strumento, che speriamo presto sia disponibile anche in Italia, segna un passo avanti nella lotta contro la post-verità.

DIVERSE ESTENSIONI FRA CUI “STOP THE BULLSHIT”

Google ha pensato ad un’estensione che impedisce di accedere ai siti che pubblicano bufale: “Stop the bullshit” (disponibile gratuitamente nello store per il momento solo per il browser Chrome). Realizzata dallo sviluppatore italiano Jacopo Notarstefano quest’estensione funge come un filtro antispam. Notarstefano spiega che Nel codice c’è una lista di link cattivi. Se il dominio della pagina cui si cerca di accedere è contenuto in questo elenco, il browser restituisce una schermata che dice che si tratta di un sito gestito da uno scammer (truffatore).

Google Stop the bullshit

Questa schermata mostra che l’accesso al sito è stato bloccato, in modo da impedire al gestore del sito il guadagno che avrebbe ricavato dalla pubblicità contenuta nella pagina (questo articolo del Washington Post spiega come questi siti facciano soldi)

L’aggiornamento della black list è manuale (infatti il codice è disponibile su GitHub per permettere a chiunque di segnalare ed aggiungere alla black list link “malevoli”), per questo viene mostrato il messaggio che invita gli utenti che incappano in questi siti “fuffa” di segnalare la questione alla vittima, ovvero l’amico o il conoscente che ha condiviso la notizia.

Piccola precisazione: l’app non blocca i siti satira come Lercio o The Onion e nemmeno quelli affidabili che erroneamente o sbadatamente pubblicano una bufala.

Purtroppo limitare ed infine eliminare la patologia della post-verità sul web si prospetta un’impresa ardua anche per due colossi come Facebook e Google e comunque sarà un’operazione che richiederà del tempo, pertanto è bene sapersi tutelare da soli, attuando delle piccole accortezze di cui parleremo il mese prossimo con una guida pratica mirata a fornire consigli e strategie da adottare per difendersi e contrastare le bufale online.

Se interessati a questo argomento e volete conoscere i meccanismi di fruizione dei contenuti sui social network e le dinamiche di costruzione di bufale, leggende metropolitane e teorie del complotto vi consigliamo il libro scritto da Walter Quattrociocchi ed Antonella Vicini  “Misinformation Guida alla società dell’informazione e della credulità”.

Versione per la stampa Versione per la stampa , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,